Aristotele – Misteri di Eleusi. Non imparare ma subire un’emozione

Elena Marino:

emozione

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Aristotele

Aristotele

“ Come sostiene Aristotele, che gli iniziati non devono imparare qualcosa, bensì subire un’emozione ed essere in un certo stato, evidentemente dopo di essere divenuti capaci di ciò.
… ciò che appartiene all’insegnamento e ciò che appartiene all’iniziazione. La prima cosa invero giunge agli uomini attraverso l’udito, la seconda invece quando la capacità intuitiva stessa subisce la folgorazione: il che appunto fu chiamato misterico da Aristotele, e simile alle iniziazioni di Eleusi (in queste difatti l’iniziato risultava modellato rispetto alle visioni, ma non riceveva un insegnamento).”
ARISTOTELE (384 a.C. – 322 a.C.) “Sulla filosofia”, in GIORGIO COLLI (1917 – 1979), “La sapienza greca”, Adelphi, Milano 1977 – 1982, 3 voll., vol. I (1981 IIIed., I ed. 1977), ‘Eleusinia’, fr. 15, 3 [A 21] a – b, pp. 107 – 109.

“ καθάπερ Ἀριστοτέλης ἀξιοῖ τοὺς τελουμένους οὐ μαθεῖν τί δεῖν, ἀλλὰ παθεῖν καὶ διατεθῆναι, δηλονότι γενομένους ἐπιτηδείους•
… τὸ…

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Lut

…e tu ti bevi quelle parole il liquido della giornata sei incerto sul prossimo passo ma l’ansia non si lega con il tuo outfit generalizza e piega non c’è altro da fare che un immenso respiro quando devi ritrovare il canto delle sirene erano così tanti perché avevano a disposizione degli anni per venir fuori con un’idea saltavano da una casa all’altra sul tetto della città stava accadendo qualcosa di strano e lui lo vide era come camminare dentro pensieri che sollevavano i lembi la bellezza è ancora tutta da scoprire eppure non sono uno cattivo sono solo uno così…

Sollevò lo sguardo e li vide. Correvano da un tetto all’altro, veloci e sicuri, lunghi salti e atterraggi elastici, erano tutt’uno con i loro movimenti. La gente intorno pareva non accorgersene: solo lui li vedeva. Balenavano da un tetto all’altro schizzati da una mano rapida contro il cielo di dicembre, mentre in basso infuriava la sagra commerciale del mercatino che aveva invaso le vie. Erano talmente silenziosi che ebbe dei dubbi. Una rasoiata, precisa, apparentemente innocua. Tutte le conseguenze ci sarebbero state in seguito, come quando la ferita si rivela qualche istante dopo il lampo della lama, e il sangue inizia a sgorgare dal niente, abbondante e inarrestabile.

Su una clinica nella quale si è appena scoperto che gli infermieri picchiavano i degenti…

Neurologici

L’effetto del perfetto organismo -
di neurologica e mentale sanità ristoro -
finanziato da un costante
pagamento di stato
è stata una botta data sulla testa
del matto
per ordine del cosiddetto infermiere
da un altro altrettanto scosso
kapò-degente, appena
promosso
a novizia pena.

S’incaricano l’un altro di restaurare
passate nefandezze, arcaiche crudeltà
quasi infantili giochi che redimano
non di potere ma di godere
un’insana legge, che consiste
nel fare altrui tutto quanto
tu non vorresti mai ti fosse fatto.

Cliniche e ospizi, asili e luoghi
in ogni modo chiusi e affidati
ad amorose cure
tramutate
in acido rancore perché la vita
non è mai quella che avremmo
desiderato e dunque
ogni altro
essere
è pegno di dolore
così
per quella bontà
che non ci è toccata
a noi
in sorte
talvolta s’aprono
d’umanità errore
codesti
inferni

e.r.m.

“Platano” di Stefano Dal Bianco e autocommento

da: “Ritorno a Planaval”, Mondadori

Platano
Sono uscito a camminare verso il mare, ma devo negarlo
perché ero uscito e in realtà quasi subito
ho incontrato un platano e mi tocca di scriverlo,
anche se scrivere è di più che raccontare,
anche se raccontare è già difficile,
anche se il difficile è rientrare
a scrivere del platano,
a raccontare il platano
senza averlo davanti,
cercando di ricordare,
tradendo nel ricordo come se lui non esistesse, veramente
platano di rami e foglie nella luce.

Come dimenticarlo

Descriverlo, accettare le metafore, perfettamente sufficienti, indifferenti in apparenza ma vive del suo sguardo, morte del suo splendore, del male che le fa differenti e lucide di sé. E complimenti al platano e addio alla passeggiata, di chi per un momento ha creduto di vederlo e l’ha dimenticato.

Ricostruirlo come nuovo

Ritornare sul prato come in cerca di qualcosa che non è più albero,
non più albero di me e di te che mi leggi e non stai sul prato,
e senza amore immagini quest’albero, senza riserve di realtà.
Chiederti di venire senza fissare appuntamenti,
chiedere insieme distrattamente
con la sola energia che ci è concessa
un posto libero nel prato, di fronte al mare,
non lontano dalla stanza dove tutto è raccontato.

(da Ritorno a Planaval, Mondadori, Milano 2001).

autocommento dell’autore:

http://www.laletteraturaenoi.it/index.php/la-scrittura-e-noi/197-“platano”-di-stefano-dal-bianco-autocommento.html

Felicità

la felicità è un’abile romanzo d’invenzione
che contro ogni apparenza
è tanto più efficace quanto meno
è destinato a un lettore.

OperArt [work 12] – Scatto di Salih Agir (Turchia)

Originally posted on Barbara Picci:

Scatto  del fotografo turco  Salih Agir
Scatto del fotografo turco Salih Agir

Scatto del fotografo turco Salih Agir

M’ama o mi schiaccia?

LINK UTILI:
Salih Agir – Website
Salih Agir – Twitter

Sarebbe interessante far nascere una discussione sull’opera: vi piace? vi ha toccato? volete raccontarla? avete delle perplessità? vi ha lasciati indifferenti? vi ha cambiati? e se sì, come?

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Four Features to Publish Your Poems

Elena Marino:

NaPoWriMo

Originally posted on WordPress.com News:

Earlier today, we kicked off National Poetry Writing Month , also known as NaPoWriMo . Since you’ll be writing a poem each day, here are four easy-to-use features in your Post Editor to help with publishing your poetry.

Blockquotes

When you format your poems, consider blockquotes to call out bits of text. You can display text in a blockquote by placing it inside <blockquote> and </blockquote> tags in your Text Editor, or by clicking the blockquote button in your Visual Editor:

blockquotes

Here’s an example of how text is displayed in a blockquote:

Sifting through my Camera Roll

thousands of images not posted online

I hunt through my library

see the outtakes

and rejects of my days

the stuff I’d felt wasn’t good enough to share

yet these are the photos

unshared, unfiltered

that really tell my stories

“Fragments on Time”

Preformatted text

You can also use preformatted text to distinguish text within…

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Attuali (di dieci anni fa) tendenze della narrativa italiana (vista dal buco della serratura)

Originally posted on vibrisse, bollettino:

buco_serratura_2Il mio mestiere è leggere. Circa l’ottanta per cento delle pagine che leggo sono pagine dattiloscritte. Circa l’un per cento dei dattiloscritti che leggo vengono poi letti anche da qualcun altro. Circa l’uno o due per mille dei dattiloscritti che leggo vengono poi pubblicati da un editore che li manda in libreria. Il mio mestiere mi consente di osservare le attuali tendenze della narrativa italiana. Della narrativa reale, intendo: quella che esiste; non della sola narrativa pubblicata, che è una frazione insignificante (in termini quantitativi) della narrativa esistente.
Lo so: per conoscere davvero le attuali tendenze della narrativa italiana reale bisognerebbe prendere in considerazione anche la narrativa autopubblicata in carta (in proprio o presso editori a pagamento) e in rete. Mi difendo dall’obiezione proponendo l’ipotesi, che mi sembra accettabile, che non ci siano sostanziali differenze tra la narrativa del tutto inedita e quella autopubblicata, almeno per quanto riguarda le tendenze.

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Sfatta

 

 

 

 

 

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E comunque così sfatta che quasi si apre

il sorriso come crepa nel muro

e comunque così altèra di danno che quasi

ne cavo vantaggio, una chiave

un cantabile

un sorso

una pagina nuova

una penna

tenuta a due dita, paziente

in attesa.

Il tavolo sgombro da poco da cena

le briciole d’altri

il televisore che inganna la notte

inverte gli orari.

È sapienza sostare nelle proprie disfatte

e trarne vittorie contuse ammaccate

è sapienza sostare

in piedi comunque

accanto al crollo notturno e ancora innalzare

un rimasuglio di volontà

un’illusa coscienza

che tutto l’inganno

è un fiore di prato reciso

ma bello nel vaso.

 

 

 

 

 

 

 

Per te

Ha gli avambracci lunghi, da ragazzo. È quello che mi colpisce di più, lo sento nella carne, ho fame e sete di quei muscoli lisci, adolescenti, ricoperti di pelle intatta come una guaina. La peluria bionda. Ora possiedo quegli avambracci lunghi, sono miei, sono la novità di una vita intatta, che non pensavo più di poter possedere. Parla sorridendo, mi parla e mi sorride. Ma io non ascolto, so che non è importante ciò che ci diciamo a parole, adesso è il Tempo degli Sguardi. Io sto guardando intorno a lui la luce che diffonde, il colore del muro del bar, dietro la sua testa, dietro le sue spalle, il colore che cambia, i colori delle cose che cambiano, io sto guardando il mio corpo che si trasfigura perché i suoi occhi guardano me, in modo assoluto, il colore delle sue iridi è il colore che cambia il mondo.

I quindici anni che io ho vissuto, e lui no, sono soltanto numeri, fogli bianchi di attesa che questo accadesse. L’attesa era fondata su una convinzione. Da qualche parte doveva essere rimasto incagliato il desiderio. Desiderare è ciò per cui sono venuta al mondo. Nel desiderio scopro che esiste un senso delle cose che mai nessuna parola potrà trasmettere, tranne quella che fluisce nel calore del fiato che sfiora l’orecchio.

Tempistiche

…non perdere tempo ed energie a ululare alla luna, non gridare in silenzio quello che vuoi fare, non scriverlo sui muri, non confessarlo a un orecchio caritatevole, non segnarlo sui foglietti che poi strappi, sui mille diari, sulle mani… SOLO: FAI. Spegni il telefono e fai. Declina gentilmente gli inviti e fai. Spiega che non puoi risolvere i problemi di altri né realizzare i sogni di nessuno. Spiega, sorridi, eclissati e FAI.

Riti di passaggio

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SPETTACOLO “RITI DI PASSAGGIO” A TRENTO, PRESSO IL TEATRO SPAZIO 14
SABATO 8 MARZO 2014 ORE 20.45

Due personaggi molto particolari e una casa invasa dalla neve e dal gelo di un duro inverno. Una legge che regola il gioco e un gioco che modifica lentamente ma in modo incontrovertibile i due personaggi e la situazione stessa. Un sistema chiuso che degenera verso il caos, finché un giorno accade che…
In un inverno che sembra non finire mai, due esseri giunti al proprio limite si trovano a dover superare una linea d’ombra. Quale nome dare a questa soglia e come vivere il passaggio è questione che rimane aperta. Ma la lotta per conquistare un senso, per mettere ordine nel caos, è troppo importante per cedere senza combattere: la strategia dovrà adeguarsi, il lento evolvere dell’universale disgregazione si annoderà con una diversa consapevolezza: la necessità di comprendere l’incomprensibile.
Una fiaba moderna intrecciata con la realtà quotidiana che tocca ciascuno di noi. I riti di passaggio di una generazione che ha perso il mondo naturale e non ha ancora trovato i suoi punti di riferimento nel caos contemporaneo.
“RITI DI PASSAGGIO” è il terzo pannello di un trittico teatrale dedicato ai riti di passaggio nel mondo contemporaneo. Gli altri due sono stati “PASS/AGES” ed “ETERNeTÀ”.

TEAM CREATIVO
Testo e regia: Elena R. Marino
Con: Silvia Furlan, Giovanni Paternoster
Realizzazione prototipo: Vanni Giovannini, VGM Trento
Organizzazione: Candida Mati
Video, luci e suono: LiveArt

Con il contributo di: Fondazione Caritro, Provincia Autonoma di Trento (Servizio Cultura)

Con il contributo di: Fondazione Caritro, Provincia Autonoma di Trento (Servizio Cultura)

PRENOTAZIONI, BIGLIETTERIA E INFO:
Teatro Spazio 14, via Vannetti 14, Trento
T. 0461.261958 – cell. +39.346.6050763
EMAIL: info@spazio14.it
Cassa: dalle 10.30 alle 18.30

Aquiloni e lucciole e album da disegno

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La libera circolazione degli aquiloni, dopo che nessuno ne aveva più visto uno, e la follia delle lucciole nei boschi, tutte raccolte a festeggiare una perenne estate, aprirono le porte delle case, e fecero uscire la gente. Sedettero sugli scalini, le mani sulle ginocchia, gli sguardi increduli e fissi. Poi si diedero a un lungo applauso e si ritrovarono bambini, i pantaloni si erano accorciati, i capelli si erano rifatti morbidi. Si tolsero caccole dal naso e attesero che qualcuno portasse i pastelli per colorare il cielo. Perché c’erano solo i contorni, e negli spazi bianchi erano segnati dei numeri e, sotto, le istruzioni per completare l’album.
Nient’altro, là in alto.