København / Roma – 4

Giulia pensa che se una donna ti fa leggere qualcosa di personale che ha scritto, si sta denudando. Ma un uomo che ti fa leggere qualcosa di personale, in realtà sta indossando una corazza. Perciò i fogli di Mickey li legge, ma glieli restituisce senza dire niente. Parlano della bambina uccisa da suo padre quando era ubriaco. Raccontano che sua madre l’ha tenuto per un sacco di tempo a letto con sé, bambino e ragazzino che aveva accesso a un paradiso cupo e insondabile, per poi espungerlo come una lettera di troppo in una parola che andava pronunciata diversamente. Si era messa con un altro, del padre non parlava più, Mickey avrebbe voluto parlare del padre, del letto, della bambina, dell’amore, del crescere… ma ormai era giunta l’età della vergogna, l’età nella quale se non fai quello che ti sfidano a fare sei niente. Vai a vivere da solo, dice la madre un giorno. Vattene, sei grande.

Il dolore di essere grandi è una cosa smisurata. Uno strappo nella pelle, nelle ossa, nella carne fin dentro. Si è grandi e non si riesce a stare più in nessun luogo. Estratti con le pinze come una spina. Esondati, senza possibilità di ritorno.
Europa, Europa, vendimi ancora un sogno di gioventù, con le tue città baldracche d’arte marcia di soldi, con i tuoi bassifondi cool e le tue bandierine a segnalare territori per le nuove caste!
Mickey parte, con un po’ di soldi come unica dote per la vita, e tutto di sé da vendere: la pelle, i capelli, le linee, la bellezza adolescente nordeuropea.

Giulia reprime quel gusto acre di compassione femminile, quello spillare di latte dal seno mentale, quella tentazione di risolvere tutti i mali del mondo amando, se possibile cancellandosi.
Esce dall’appartamento, risale da quella fossa esistenziale per risalire verso le strade sulle quali la gente normale cammina, lavora, compra. Si reca all’università. Sono veri e propri viaggi. Esce al mattino. Dopo aver attraversato il mondo su velieri e cammelli, aver cavalcato e arrancato faticosamente in deserti metropolitani, infine è di nuovo nella casa ai margini della Capitale, là dove inizia un parco che è come la distesa del mondo, e nella casa ai margini esce sulla terrazza, a fissare i condomini che come alte navi brune vengono ad attraccare proprio sopra di loro. Lui le porta una birra, e la bevono senza guardarsi, controllando quel porto scuro e silenzioso, immobile e vibrante di luminescenze televisive e pianti e liti.

 

(to be continued)

precedenti:

København / Roma – 1

København / Roma – 2

København / Roma – 3

 

Su Le persone, soltanto le persone di Christian Raimo

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di Marco Mongelli

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Christian Raimo torna al racconto breve, genere tanto affascinante quanto negletto dalla nostra narrativa contemporanea e, a due anni dall’esordio nel romanzo (Il peso della grazia, Einaudi, 2012), nonché a dieci dall’ultima raccolta di racconti (Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro?, minimum fax, 2004), lo scrittore romano pubblica Le persone, soltanto le persone (minimum fax, 2014). Gli otto racconti, di varia lunghezza e diversa impostazione, sono preceduti da un breve testo in versi che suggerisce che quel “soltanto” del titolo sta per “solamente”, ovvero “esclusivamente”, e che di persone e non di «esseri immaginari» è popolato il mondo.
La raccolta presenta diversi motivi di interesse e, seppur con alterno successo, mostra in modo chiaro la poetica di Raimo, capace di modulare il disagio esistenziale contemporaneo su toni comici e lirici insieme attraverso la costruzione di situazioni estreme e inverosimili…

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