ph by me
Divagando su nuvole antiche e sensazioni eterne in
movimentate nuvole che
definivano l’orizzonte e i lati della finestra
- cielo bestiale, assoluto, con
scriminature nel mezzo – capelli di vento
e io allora disegnavo arance -
mi fu noto
il mistero dei colori, della mezzanotte
con dentro il sole – e c’era un mistero
nella vita dai sapori accesi
che con palato molle e
solleticato e
ingurgitante
ti riempiva
di sostanza vitale.
A quel tempo le
scalinate marmoree di Roma scintillarono
nuovamente
sotto una folata criminale di guerra – il bianco
abbacinava e la quiete che trovai
allora aveva sapore ottocentesco.
- Dimmi il tuo nome per favore – con immediatezza
il bimbo si scansò e nella metro
tutto fu risucchiato da un soffio caldo e unto.
I miei giorni – i nostri giorni – che allegria
nel torpido sventolare di una bandiera al sole -
natura umana di pace e di pensieri,
di angoscia e di pensieri – natura umana
di nuvole.
Così – per catturare cose misteriose,
avevo bisogno di esili rituali
e niente fango per favore
sopra i tappetini lieti di colori e le chincagliere
del pomeriggio assolato – vento e cappelli,
marmi bianchi
frangette sulla fronte – se dovessi, alla rinfusa,
gettare le mani dentro il sacco
dei ricordi a manciate ne tirerei su
di pezzi di mondo e tutti lindi e puliti
li metterei in fila per contarne
i giorni che a tratti paiono infiniti,
a tratti
sempre troppo pochi.
Così, Madame Sosostris vi parlerei,
affidandomi alla bontà dei vostri occhi rovesciati all’interno,
estraibili, adattabili, e
pur sapendolo tutto un inganno,
sarei davvero felice d’aver partecipato.
I miei ossequi, Madame,
vado ora a studiare
le code dei merli
e i mazzetti d’erica…
