Emotional snapshot #1

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Kiki Smith – disegno

 

Lei è a un passo dallo scoraggiarsi definitivamente. Quando parla con se stessa usa un tono conciliante, ma sostanzialmente scettico, paternalistico, un po’ deluso. Brevi voli, come con ali tozze, malformate. Salti. Salti. Salti. Singhiozzi. Scatti. Poi lunghi riposi.

Alcuni balli possono essere studiati anche senza uno specchio, anche senza altri, anche senza musica. Si sta in una stanza, si individua un paio di metri liberi, e si mette il corpo dentro un ballo che è stentato, inizialmente, tutto da costruire. Ci si vergogna un po’ di quei movimenti solitari. Solo con difficoltà, con incertezza, si comprende la libertà di quegli schiocchi, di quel battere delle mani secondo un ritmo celato, indovinato appena, estratto a fatica. I piedi percorrono schegge di strade, tornano, cambiano direzione, accelerando, rallentando, battendo qualcosa che sanno solo loro.

Infine si chiudono gli occhi e ci si lascia andare. Si beve se stessi, ci si ubriaca senza orgoglio, per necessità, per conquistata mitezza.

Lei talvolta si addormenta molto tardi e si risveglia molto presto, inutilmente. Non cambiamo una virgola all’inerzia del destino.
O forse non è vero.
O forse è vero.
Un passo di qua, un passo di là, un crescendo di ritmo.
Si balla in silenzio.