Lear

si scade
quando si scade?
quando è accaduto?
un compleanno
una torta troppo piena di candeline
gli amici ti accolgono con le frasi di rito
i sorrisi li vedi, le mascelle di gomma stampate
applicate sulle facce
i loro occhi a strati, vetri opachi, specchi
e nella festa già si preannuncia il rito
il gioco crudele che è utile a tutti
tranne che a te
adesso sei oltre la linea
di confine
appiccicata addosso una pelle cascante
la vecchiaia inizia nella giovinezza è come
una perdita continua
di cose possessi desideri diritti amori
te li sottraggono
non sono le tue dita che non sanno trattenerli
ma i lupi attendono
intorno al banchetto apparecchiato
la fila incalza alle tue spalle
un’ondata sull’altra tutte in corsa
verso una costa smarrita.
Vedo intorno a me solo l’oceano del tempo
i rumori dei venti che spazzano
la superficie del vuoto
le etichette appese alla nostra carne fragile
sbattono inferocite ai soffi eterni
si staccano volano via sperse nel naufragio
una strada una casa una famiglia un io
una storia un’età un certo numero di giorni
delle date dei numeri in quantità definite
tutto scaduto si rientra vinti conquistati
dentro confezioni di cellophane
su scaffali di convenienza o meno
gli articoli di lusso appena giunti sul mercato
già invecchiano quello che non invecchia mai
è lo scaffale lo scintillio del negozio
che ci vende alla noia delle parole d’obbligo
il nuovo è la speranza di cancellare il vecchio
intrappolato dentro sagome di carne
buona solo per il macello.

Quand’è che, spinta dentro il mondo, potrò davvero farne parte?
Io? Avere. Io. Essere! Quello che desidero. Io! Desidero essere
e ancora non sono, mai, mai, non sono mai a sufficienza, solo
ai margini dell’epicentro, paccottiglia di libertà-discount, calcio in culo quando si tratta di avere,
solo essere a me, che sono
giovane
bella
figa
sono
in potenza, in avvenenza, in decadenza se non ti sbrighi a toglierti dai coglioni, vecchia di merda!
Hai ridotto il mondo alla cenere dei tuoi cocktails, amabile panzona in bianco dentro guaine di soldi incollati sulla tua lingua mentre lecchi le trippe cellulitiche dei tuoi desideri. Paghi corpi su corpi e non possiedi neppure il tuo, acquisti il mio presente vendendomi un futuro che non esiste.
La fretta, certo, la fretta di arrivare, da qualche parte, dove che sia, e lì rimanere, io, non invecchierò mai, piuttosto morire, se posso scegliere, io, rimarrò per sempre sotto, i trent’anni, io, mi comprerò un biglietto, per lo spettacolo, ho amici, io, staremo, sempre, insieme, e non mi schioderanno, dal limite di velocità della vita, tutto si bloccherà, sospeso, dentro uno spazio, in assenza di gravità, un eterno, qui, adesso, ora, senza futuro. Io, attendo solo, che tu ti tolga, dai piedi.

Quand’è il momento in cui dimentichiamo cosa siamo?
Era un sogno
fino a poco fa
credevo di avere
un qualche potere.
Si sbriciola tutto tranne
l’amore che dentro
mi sbrama di desideri
e adesso urla: voglio! voglio! voglio!
io voglio
con tutte le mie forze
nel vento contrario
non cedo
la mia follia
è tutto quello
che mi rimane
la rincorsa
contro il muro
il potere regale
di affermare
qualunque fesseria
e crederci
crederci
crederci
spaccare le parole
che mi butti contro
– sì, amore, tutto per te
ti preparo la cena
spazzolo il tuo futuro
nel quale non mi comprendi
è giusto così
ognuno la sua generazione
sono come le foglie
le generazioni degli umani
in autunno tutti si fermano ad ammirarne i colori
e poco dopo le calpestano
le spazzano ai margini delle strade
ed è già inverno.