La fede nell’arte e nei versi di Michelangelo

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Come abbiamo osservato nel precedente articolo il genio di Michelangelo è men che mai sradicato dalla quotidianità umana, piuttosto da questa scaturisce. La “divinizzazione” letteraria dell’artista, voluta in primis da uno dei suoi più importanti amici ed estimatori, Giorgio Vasari (1551-1574), fu ripresa e travisata dalla storiografia ottocentesca e del primo Novecento. Se sfogliando il suo carteggio emergono virtù cristiane quali la speranza e la carità fraterna, un capitolo a parte merita la fede manifestata da Michelangelo, la quale non solo condizionò la carriera, ma anche le opere e le scelte poetiche dello scultore. In maniera compendiaria abbiamo scelto alcuni dei documenti maggiormente rappresentativi e capaci di restituire lo spirito del nostro scultore e di offrire al lettore un nuovo sguardo sulle sue opere.

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101 storie zen / lo zen del cantastorie

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http://www.101storiezen.com/93-lo-zen-del-cantastorie.html

 

93. Lo Zen del cantastorie

Encho era un famoso cantastorie. I suoi racconti d’amore commovevano chiunque li ascoltasse. Quando raccontava una storia di guerra, era come se gli ascoltatori si trovassero proprio sul campo di battaglia.

Un giorno Encho incontrò Yamaoka Tesshu, un laico che aveva quasi raggiunto la totale padronanza dello Zen. «Ho sentito» disse Yamaoka «che tu sei il più bravo cantastorie del nostro paese e fai piangere e ridere la gente a tuo piacimento. Raccontami la mia storia preferita, quella del Bambino Pesca. Quando ero piccolo dormivo accanto a mia madre, e spesso lei mi raccontava quella favola. A metà del racconto mi addormentavo. Dimmela come me la diceva mia madre».

Encho non osò affrontare subito questa prova. Chiese un po’ di tempo per studiare. Dopo parecchi mesi andò da Yamaoka e disse: «Ti prego, dammi la possibilità di raccontarti la favola».

«Un altro giorno» rispose Yamaoka.

Encho restò molto deluso. Continuò a studiare e provò di nuovo. Yamaoka lo rimandò indietro molte volte. Quando Encho cominciava a parlare, Yamaoka lo interrompeva dicendo: «Non sei ancora come mia madre».

Encho impiegò cinque anni per riuscire a raccontare la favola a Yamaoka come gliel’aveva raccontata sua madre.

Fu così che Yamaoka insegnò lo Zen a Encho.

Cerchi d’élite

scavando

Cultura in Italia: un sasso in uno stagno.

In piccoli cerchi, che s’ingrossano ma non s’allargano. Così la cultura, lo spettacolo ecc. in Italia. Il gusto / il vizio di essere élite che si cooptano, si autocelebrano, si seducono in un perpetuo gioco di mantenimento del potere.

Perché di “potere” si parla, in ogni e qualsivoglia discorso, in ogni e qualsivoglia luogo.

Ma, in fondo, il male non sono le élite, il male sono le distorsioni percettive e di significato che esse provocano. Nel vocabolario di certe élite culturali oggi impera il nulla. Più è nullo, più è cool. Un azzeramento che sarebbe utile, salutare, mistico, se non fosse che è altamente sospetto.

Perché il nulla uguale, ma di chi non è élite, nulla era e nulla rimane. Viene perciò il dubbio che certo nulla non rinfreschi la mente, ma solo perpetui un marchio (o brand).