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Per grazia divina

Non è mai il momento adatto. Se, come recita il Qoelet nella Bibbia, esiste un momento per ogni cosa, in riferimento alla sua lucidità mentale questa donna sa che non è mai il momento adatto per ricercarla, ottenerla, adoperarla.

Perciò vive in uno stato quasi permanente di mancanza di lucidità. Solo rare volte ottiene, per grazia divina e senza averla mai consapevolmente richiesta, una sorta di lungimiranza, come se la prospettiva sulle cose della sua vita – per pochi fortuiti istanti – si spalancasse nella visione panoramica di una vallata.

Allora il tempo è clemente, il cielo terso, le cime infinite in progressione a segnare il galoppo in fuga dei vari dettagli dell’orizzonte.
Allora le pare quasi di aver raggiunto un punto d’osservazione, un punto di vista, dal quale farsi un’idea della propria vita e delle necessità di interpretazione del proprio ruolo. Il concetto di priorità, usualmente vago e claustrofobico, pedante e inutile come una lista appesa al frigorifero, diventa d’un tratto il concreto essere in un punto dello spazio, di modo tale che modificare punto di vista comporta la fatica – anch’essa tutta concreta – di avviarsi e camminare, affrontare salite o discese, inoltrarsi fra sterpi o addirittura boschi, inciampare in sassi, sudare e mettere a rischio la propria incolumità.

Ma poiché non è mai il momento adatto, se non per inattesa e imprevedibile grazia divina, la maggior parte delle volte questa donna non soggiorna in un paesaggio naturale con possibilità prospettiche sulla vallata, ma in una stanza.

La stanza è una stanza come quella in cui tutti soggiornano per una parte della notte o del giorno. Tutti possono ritrovarsi in tale stanza. In attesa che giunga il momento adatto per avere una visione più aperta delle cose, una visione equilibrata, divina e modificabile.

Perlopiù la stanza ha finestre, come due occhi sempre rivolti alla medesima scena. Le modifiche minime, i dettagli mutevoli sulla strada che si può vedere dalla finestra non costituiscono un vero e proprio paesaggio, non offrono mutamenti di prospettiva.

Poiché non è mai il momento adatto, se non per improvviso esaltante dono divino, questa donna vive perlopiù nella sua stanza, come tutti.
Se un giorno scoprisse come raggiungere il momento adatto indipendentemente da una bizzarra e imperscrutabile volontà altrui, forse collocherebbe la stanza in un paesaggio più ampio, prospiciente una vallata con fuga infinita di cime in lontananza.

Ma ora come ora, questa donna manca di lucidità, e pensierosa nella luce artificiale della sua stanza non riesce a mettere ordine, e non riesce a decidere dove si trovi, se in una città del presente o del passato, se in un mondo naturale o devastato dall’irrealtà, se in fondo alla vallata o in cima a un vuoto. E come tutti, attende un punto di vista, concesso per grazia divina.

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