Se la cultura fa PIL – e non solo in senso economico…

9402316437_9ca1ddc96d_bDue notizie – o, meglio, due serie di dati statistici commentati – uscite sui media di recente (cito titoli e link relativi presi tra i primi che il web propone): Eurostat, l’Italia si riprende lentamente dalla crisi: è la peggiore tra i big Ue; Quell’Italia che non legge libri e giornali, non va al cinema, al teatro e alle mostre…
Due notizie all’apparenza disgiunte, l’una che rimanda a dati economici legati all’andamento dell’industria e dei consumi, l’altra allo stato del comparto culturale nazionale, certamente di segno simile – viste le situazioni che delineano – ma formalmente non correlabili.
O no? E, lo dico da subito, senza considerare le usuali riflessioni su quanto la cultura sia poco sfruttata in termini economici e di generazione di PIL
Sì, perché mi viene da pensare ad altre considerazioni che trovo assolutamente imprescindibili nel merito, di natura culturale ma in senso sociologico… Ovvero…

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Strada

Fai della tua strada la tua strada

scegli i passi, rallentali se occorrre

e intorno disegna i paesaggi

perché è così facile non voler vedere

ma molto più difficile scoprire

cosa c’era da vedere.

Trecce e sassi, erba e cartacce

polvere e monete.

Per terra c’è una mappa ampia,

ben distesa.

Non c’è niente d’importante, niente che non lo sia.

Il rumore dei passi può avere il ritmo

di quello che vuoi.