Vorresti leggere un po’ di racconti da agenzia letteraria?

Per chi sia incuriosito, “Un racconto al mese”, l’iniziativa – pare ora interrotta – per la quale l’agenzia letteraria Nabu metteva a disposizione in pdf un racconto al mese da parte di scrittori della propria scuderia. Bello e interessante per chi volesse spulciare tra un bel po’ di racconti ben scritti…

http://www.nabu.it/index.php/Un-racconto-al-mese.html

L'oggetto-monade: il racconto (ph by E. Marino - Osservatorio del Terrazza delle stelle in Monte Bondone - Trento)
L’oggetto-monade: il racconto (ph by E. Marino – Osservatorio del Terrazza delle stelle in Monte Bondone – Trento)
Vorresti leggere un po’ di racconti da agenzia letteraria?

Per grazia divina

Non è mai il momento adatto. Se, come recita il Qoelet nella Bibbia, esiste un momento per ogni cosa, in riferimento alla sua lucidità mentale questa donna sa che non è mai il momento adatto per ricercarla, ottenerla, adoperarla.

Perciò vive in uno stato quasi permanente di mancanza di lucidità. Solo rare volte ottiene, per grazia divina e senza averla mai consapevolmente richiesta, una sorta di lungimiranza, come se la prospettiva sulle cose della sua vita – per pochi fortuiti istanti – si spalancasse nella visione panoramica di una vallata.

Allora il tempo è clemente, il cielo terso, le cime infinite in progressione a segnare il galoppo in fuga dei vari dettagli dell’orizzonte.
Allora le pare quasi di aver raggiunto un punto d’osservazione, un punto di vista, dal quale farsi un’idea della propria vita e delle necessità di interpretazione del proprio ruolo. Il concetto di priorità, usualmente vago e claustrofobico, pedante e inutile come una lista appesa al frigorifero, diventa d’un tratto il concreto essere in un punto dello spazio, di modo tale che modificare punto di vista comporta la fatica – anch’essa tutta concreta – di avviarsi e camminare, affrontare salite o discese, inoltrarsi fra sterpi o addirittura boschi, inciampare in sassi, sudare e mettere a rischio la propria incolumità.

Ma poiché non è mai il momento adatto, se non per inattesa e imprevedibile grazia divina, la maggior parte delle volte questa donna non soggiorna in un paesaggio naturale con possibilità prospettiche sulla vallata, ma in una stanza.

La stanza è una stanza come quella in cui tutti soggiornano per una parte della notte o del giorno. Tutti possono ritrovarsi in tale stanza. In attesa che giunga il momento adatto per avere una visione più aperta delle cose, una visione equilibrata, divina e modificabile.

Perlopiù la stanza ha finestre, come due occhi sempre rivolti alla medesima scena. Le modifiche minime, i dettagli mutevoli sulla strada che si può vedere dalla finestra non costituiscono un vero e proprio paesaggio, non offrono mutamenti di prospettiva.

Poiché non è mai il momento adatto, se non per improvviso esaltante dono divino, questa donna vive perlopiù nella sua stanza, come tutti.
Se un giorno scoprisse come raggiungere il momento adatto indipendentemente da una bizzarra e imperscrutabile volontà altrui, forse collocherebbe la stanza in un paesaggio più ampio, prospiciente una vallata con fuga infinita di cime in lontananza.

Ma ora come ora, questa donna manca di lucidità, e pensierosa nella luce artificiale della sua stanza non riesce a mettere ordine, e non riesce a decidere dove si trovi, se in una città del presente o del passato, se in un mondo naturale o devastato dall’irrealtà, se in fondo alla vallata o in cima a un vuoto. E come tutti, attende un punto di vista, concesso per grazia divina.

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Per grazia divina

Sogni e rumori

– Ora sei tutto dentro le mie mani – disse tenendogli la testa carica di riccioli. Si immersero negli occhi dell’altro, in una picassiana intimità come più volte avevano fatto. Una scarica di trapano perforò l’istante e il muro portante della casa si mise a vibrare. Lei si alzò, sistemandosi gli slip, e andò alla finestra. Il riflesso del suo broncio si sovrappose al mondo disciolto sul vetro. Pioveva tutto, uno scroscio continuo.
– Cataloghi! Dovremmo fare cataloghi, elenchi! – disse. – Lavorare molto sui nostri sogni, desiderare!
Segarono e grattarono sopra le loro teste. Poi martellarono.
Una casa bella, un rifugio pensò lei sospesa, con la canottiera di cotone sottile che le si appoggiava lieve sui capezzoli e i lunghi capelli lucidi ad accarezzarle la schiena. Lui infilò le dita nei propri riccioli, si pettinò così, mentre rimaneva disteso a guardare il soffitto.
– Elenchi! – ribadì lei, senza mollare. – Elenchi nei quali scriviamo tutte le cose da fare, da ottenere… – Si buttò sul letto accanto a lui – Una bella casa con rifiniture di lusso, vorrei… e starmene sempre là dentro… Caro mio, sei un amatore nato, tu – e lo rovesciò e stuzzicò e volle sentire i suoi muscoli, quelli delle braccia, che avrebbero potuto stringerla e stringere il mondo.
– Guarda che bei riccioli… è strano che uno come te, con questa faccia, con queste mani…
Uno schianto parve sospendere il tempo. Si guardarono intorno, ma i muri erano ancora in piedi, e tutto pareva a posto. Lei sospirò e andò in cucina. Preparò due tazze di caffè disponendole sulla tovaglia di plastica, con stampe di papere, inaffiatoi, palette, secchielli, galli, teste di aglio, cuori a scacchi bianchi e blu e mazzi di fiori, che ricopriva il piccolo tavolo. Mise lo zucchero. Era sorprendente quante cose fossero riusciti a stampare su quella infima tovaglia di plastica. Dalle tubature arrivò il suono sgarbato dell’apertura di un rubinetto altrui con scroscio. Ascoltò dal piano di sopra il cigolio di una sedia e un tonfo pesante. Per quanto sarebbe andato avanti questo mondo? Lei si abbracciò appoggiata al tavolo, improvvisamente senza voglie. Poi si ricordò di avere solo vent’anni. E che insieme avrebbero sovrastato tutto, tutto. Avrebbero fatto un gran casino.
Sogni e rumori